lavoro pubblicato domenica 8 maggio 2005
ultima lettura mercoledì 28 luglio 2010

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I pellegrini di Emmaus

di davi55. Letto 1664 volte. Dallo scaffale Racconti
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I pellegrini di Emmaus(voce del verbo andare) Più tardi, Gesù apparve in modo diverso a due discepoli che erano in cammino verso la campagna. Marco 16:12 E' da stamattina, che questo pensiero mi frulla per la testa. Da quando ho ascoltato la lettura del Vangelo, durante la messa di questa mattina. Mi chiedo? Perché? Nostro Signore, risorto, si mostra a due discepoli qualunque. Va' bene, che sia apparso alla Maddalena, poveretta, n'aveva tutto il diritto. Sì, in seguito si mostra agli undici che stanno riuniti in una casa. Ma? Vuoi mettere la primizia. Possibile, che il Risorto, non abbia ricevuto neanche l'accenno di una minima espressione di biasimo da parte loro? Che so io, tipo "Signore, perché non prima da noi?". Tra l'altro, il fatto che i due andassero verso un loro campo, faceva scendere una certa luce d'indigenza su tutti i discepoli. Loro erano rimasti in casa. Avessero avuto, tra tutti quanti, almeno lo straccio di un podere, certo lo avrebbero incontrato prima loro. Questo fatto dei due che vanno, mi ha fatto ritornare in mente, quando io ed il mio amichetto preferito, approfittando del fatto che la Chiesa era vuota, ci siamo infilati nella Sacrestia. Alla vista del vestiario dei chierichetti, abbiamo pensato bene di infilarci una cotta, e con quella indosso ce ne siamo andati in giro per la borgata. Però, altro che buona novella! Quando sono apparse le nostre madri! Altro che, i pellegrini di Emmaus!. Sono state sculacciate e scapaccioni. Con tanto di impegno riparatore, preso solennemente, a capo chino, davanti al parroco. Bè! Fortuna che, almeno, la scuola è finita. Sono stato promosso alla seconda elementare, ed adesso sto tornando a casa con la zia. La zia deve uscire perché ha degli impegni, perciò una volta a casa, rimarrò con il papà che ha ricevuto la visita di due i suoi fratelli. "S. mi raccomando, anche se ti sembra che parlano male, non dire nulla, lasciali stare." "Va bene, zia." Rispondo giudizioso. La zia mi toglie il fiocco, il grembiule poi prima di uscire annuncia: "Questo bambino è stato promosso". Sono seduto al tavolo dove già si trova papà e i miei zii. Davanti all'immancabile fiasco di vino, levano i bicchieri: " 'A salute ! Poi uno dei miei zii, comincia un racconto, esordisce così: " Annavamio ……". Che cosa è, questa parola. Penso. La voce del verbo andare al passato. Assolutamente, non è così. Lo zio continua il racconto, alla mia flebile protesta, mi lancia un'occhiataccia. Meglio tacere. " Agnedi ……." "No!" interloquisce l'altro mio zio, " nun se dice così!" "Oh! Finalmente!" Penso. "Qualcuno che parla bene". "Se dice, agniedi! Anzi aniedi". Rimango perplesso. Ripasso mentalmente la forma corretta "Andai". Ancora levano i bicchieri. Adesso è papà, che declina il verbo andare al passato remoto: "Io agnedi, Tu agnedi, Egli agnede, Noi annassimo, Voi annasivo, Essi annarono", aggiungendo, "Ecco! Come se dice": Resto stupefatto. Questo sarebbe "Io andai, Tu andasti, Egli andò, Noi andammo, Voi andaste, Essi andarono". Adesso è il momento dell'Indicativo Presente, e papà fa sfoggio di una sua particolare interpretazione dei pronomi personali: "Semo in due? Quindi annamio ". Lo zio replica:"Ma io, vojo dì ….." E qui s'impunta. Suggerisco "Io vado, voce del verbo andare". Silenzio. "Ecco!" Fa, lo zio. "E' sbajato !" dice papà, e l'altro zio conferma. Poi papà aggiunge, rivolto al fratello che dissente: "Io dico, annamio, semo io e tte, tu? Che 'o dici affa', Io vado", Sulla forma corretta aggiunge un sarcastico tono dottorale, "Andò vai? Abbasta che 'o dici pure te, annamio". Per tagliare di nuovo la testa al toro, aggiunge l'intera declinazione, questa volta mimando anche l'azione: si punta un dito contro e fa: " Io annamio", Quindi punta il dito verso un fratello: "Ttu! Annamio", Quindi è la volta dell'altro, "Egli! Annamio", Poi facendo ruotare il dito a comprendere tutti: "Noi 'nnamio". Non è possibile, penso sconvolto, "Io andiamo, Tu andiamo, Egli andiamo". C'è davvero da ridere. Finalmente è arrivata la mamma. Corro ad abbracciarla. Adesso papà vuole sostituire quel "Io vado", con un sincopato toscanismo "Io vò", Che accompagna con un gesto della mano: "Ttu?" Rivolto allo zio, il quale: "Annamio".. Ancora papà: "Egli?", L'altro zio: "Annamio". Ridono. Si alzano tutti e tre, si prendono sottobraccio e cominciano ad andare verso la porta, la aprono e rivolti a me, gridano: "S. voce del verbo andare". E ridono, ridono. Non li sopporto più. Mi pianto in mezzo la stanza e grido: "Siete i pellegrini d'Emmaus!". Poi con gli occhi chiusi ed i pugni stretti: "Io vado, Tu vai, Egli va, Noi andiamo, Voi andate, Essi vanno". Roma domenica 22 agosto 2004

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